In Europa un nuovo contesto normativo per lo short term rental – Twissen Season Report Primavera 2017

Lo sviluppo della sharing economy nel settore ricettivo ha nel tempo sollevato una serie di questioni, in particolar modo in merito alla legalità della gestione degli affitti a breve termine. Nonostante a livello europeo non vi sia una normativa condivisa, rispetto agli anni precedenti sembra che tra i Governi e le compagnie di short-term rental (i.e. locazione a breve termine) si stiano attenuando le divergenze.

Come abbiamo riportato nel Twissen Season Report Estate 2016, lo scorso anno Homeaway e Airbnb, le più popolari piattaforme di short-term rental, si erano scontrate con le normative spagnole, in particolare nella città di Barcellona, che le aveva multate entrambe. Recentemente, invece, la città di Madrid ha avviato la stesura di un accordo con Airbnb, che potrebbe venire firmato entro l’inizio del 2018, per regolare questa tipologia di affitti, rendendola di fatto legittima. Tra i provvedimenti, si prevede l’obbligo di una tassa che andrà a finanziare i servizi pubblici e una limitazione nel numero di giorni di permanenza in tali strutture.

In Italia invece, nel contesto della manovra correttiva del bilancio statale, è stata approvata la cosiddetta “tassa su Airbnb”. La norma, in realtà, prevede l’applicazione del regime di cedolare secca con l’aliquota del 21% che le compagnie che si occupano di affitti brevi, ossia inferiori ai 30 giorni, sia offline che online devono versare all’Erario.

A livello continentale, la Commissione Europea ha recentemente pubblicato il resoconto della consultazione che ha coinvolto i fornitori di servizi ricettivi nel contesto della sharing economy. In primis, la maggior parte degli operatori affitta la propria prima o seconda casa (56.3%), il 61,4% in quanto singola proprietà. Il 77,3% di essi, inoltre, affitta l’intera proprietà e non semplicemente una o più stanze. Il 57,5% ricava da questa attività meno di 10mila euro per anno.
Geograficamente, è emerso che in Italia (75%), Germania (68%), Spagna (59,1%) e Francia (50%) le leggi che regolano gli affitti a breve termine vengono considerate di difficile comprensione ed ambigue, specialmente per quanto riguarda la tassazione, affermando inoltre di venire spesso presi di mira dalle amministrazioni locali.
Il 34,3% degli intervistati ha infatti dichiarato che, nel caso del termine dell’attività, la ragione sarebbe imputabile alla complessità delle procedure amministrative e burocratiche. Al contrario, gli operatori del Regno Unito, Portogallo, Austria ed Irlanda si considerano soddisfatti dal punto di vista legislativo.

 

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