Turismo ai tempi del Coronavirus: misure preventive per aumentare la sicurezza dei viaggiatori

L’attuale emergenza sanitaria sta influenzando diversi settori, tra i quali quello turistico. Come abbiamo riportato, il settore del trasporto aereo è tra quelli maggiormente coinvolti, assieme a quello dell’ospitalità e degli eventi.

Secondo un report pubblicato da Deutsche Bank, con l’avanzare della stagione estiva, le tradizionali destinazioni turistiche mediterranee potrebbero essere quelle maggiormente impattate. Il turismo apporta infatti un notevole contributo al PIL di questi Paesi: in Italia e Spagna ne ha rappresentato circa il 14% nel 2018, in Grecia il 20,6%.

Fonte: Deutsche Bank, “Coronavirus – A threat to the business of traditional tourist destinations”, 2020

Con le vacanze di Pasqua ormai compromesse, le restrizioni sugli spostamenti e la liquidità di molte compagnie del settore che si sta esaurendo, si iniziano a temere ripercussioni a livello sociale, oltre che economico, soprattutto nei tradizionali mercati d’origine di queste destinazioni, quali i Paesi del nord Europa.

Il report suggerisce che vi sono delle iniziative che gli operatori turistici possono implementare già durante l’emergenza, per installare nei turisti un sentiment di fiducia e sicurezza che li porti a viaggiare anche in tempi di Coronavirus, quando la curva dei contagi si sarà “appiattita”.

In particolare, risulta importante la cancellazione dei grandi eventi che concentrano abitualmente un alto numero di persone, quali i concerti, poiché rappresentano un pericoloso veicolo di trasmissione del virus.

Assicurare l’igiene (anche attraverso dispositivi quali i disinfettanti) individuale e degli ambienti e la distanza interpersonale dovrà essere una delle priorità, sia per le compagnie di trasporto che per gli albergatori. Lo stesso per le attrazioni turistiche, quali i musei: il controllo del numero di visitatori sembra la strategia più idonea. 

Se da un lato queste azioni possono rassicurare i viaggiatori ed invogliarli a recarsi in una certa destinazione, dall’altra parte chi viaggia dovrà a sua volta fornire dei certificati medici che assicurino un buono stato di salute e quindi l’idoneità a viaggiare, per evitare che il contagio si diffonda nuovamente, soprattutto in quei Paesi che stanno risentendo pesantemente degli effetti della pandemia.

Greek Travel Pages riporta che sono molti i Paesi che stanno esplorando questa ipotesi, mentre Austria, Thailandia e Francia già richiedono questi documenti all’arrivo.

Noi di Twissen abbiamo osservato che, nonostante il sentimento di incertezza verso il futuro, il periodo di temporanea inattività potrà essere utile agli operatori del settore per focalizzarsi su aspetti meno prioritari del proprio business, ideando soluzioni alternative o rafforzando l’aspetto della promozione e comunicazione, per mantenere un legame con i propri clienti. Inoltre, per gli operatori la strategia vincente potrà essere mettere a punto norme di sicurezza post emergenza che, unite alle direttive sanitarie vigenti, dovranno essere comunicate efficacemente al proprio target. Questo sarà utile ad instaurare nei turisti un sentiment di sicurezza che li potrà invogliare a viaggiare nuovamente.



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