Il ride sharing alle prese con le diverse normative europee

La sharing economy nell’industria del Travel & Tourism ha conosciuto negli ultimi anni uno sviluppo interessante, sia in termini di turisti che ne usufruiscono, sia per i molti ambiti a cui viene applicata. Come abbiamo già riportato, queste pratiche innovative nel settore dei trasporti hanno in passato riscontrato qualche difficoltà, sebbene il loro utilizzo sia largamente condiviso, soprattutto tra i business travellers. In particolare Uber, la nota compagnia di ride sharing, si è dovuta scontrare con le singole realtà nazionali, dal momento che non esiste una normativa condivisa, per lo meno a livello continentale. Lo stesso è successo ai “colleghi” nel settore degli affitti a breve termine, come Airbnb e Homeaway.

Le ultime vicende hanno visto ancora una volta Uber al centro di dibattiti sulla sua legalità o meno, e sulle possibili complicazioni legate alla sicurezza e alle formalità assicurative. In Danimarca, ad esempio, Uber è stata dichiarata ufficialmente illegale, dal momento in cui viene considerata un’impresa a scopo di lucro e non un vero servizio di trasporto, ed il tribunale della Città di Copenaghen ha multato per circa 800 euro sei autisti della popolare piattaforma. In Francia, invece, Uber ha firmato un accordo di partnership con la compagnia assicurativa Axa, al fine di garantire maggiore sicurezza ad autisti e passeggeri. Axa, inoltre, ha recentemente firmato un accordo con BlaBlaCar, mentre Allianz ha avviato una collaborazione con Car2Go. In Russia, Uber ha deciso di fondersi con Yandex, il popolare motore di ricerca impegnato nel mercato dei trasporti. La nuova società avrà un valore di 3,73 miliardi di dollari e l’attività interesserà 127 città in 6 Paesi (Russia, Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Georgia e Kazakistan). In Repubblica Ceca, come riporta East Journal, una corte regionale ha impedito alla compagnia di operare nella città di Brno. In Italia, si sono riscontrati disordini e proteste da parte dei tassisti in seguito alla revoca da parte del tribunale di Roma dell’ordinanza che sospendeva l’utilizzo dell’applicazione su tutto il territorio nazionale.

A livello europeo, infine, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronuncerà a fine anno sul destino delle compagnie di ride sharing. Recentemente, però, un giudice ha dichiarato che esse, in particolare Uber, non devono considerarsi piattaforme digitali bensì imprese di trasporto. Gli Stati Membri, quindi, possono vietarle e sanzionarle senza notificare previamente il progetto di legge alla Commissione Europea.

Interessante è analizzare il round di investimenti ricevuto dalla startup Grab, concorrente di Uber che opera nel Sudest asiatico e che ha ricevuto risorse per 2.5 miliardi di dollari, dalla banca giapponese Softbank e dalla cinese Chuxing, leader nel settore dei trasporti in 400 città della Cina.

Noi di Twissen abbiamo osservato che le recenti evoluzioni legislative nel campo della sharing economy nel settore dei trasporti non hanno del tutto chiarito l’operatività nel mercato europeo. Ciononostante, queste compagnie continuano a riscuotere notevole successo, in particolare tra certi target di turisti, come i business e i bleisure travellers.